"LA GENESI DELLA FORMA "    di    MARTINA GANINO


Il demiurgo, dal greco dhmios - del popolo - ed ergon, opera, è per Platone colui che contemplando le idee plasma la materia a loro immagine; il demiurgo le osserva, eterne e immutabili, ad esse si ispira e a queste rivolge lo sguardo nel momento che anticipa la creazione. Ogni realtà sensibile ha il suo modello (eidos - forma) nel mondo intelligibile. Le idee platoniche trascendono i fenomeni sensibili rappresentando il vero essere, l’essenza delle cose; ne sono la forma, unica, principio primo dal quale la realtà sensibile deriva.

E la forma, in quanto elemento all’origine della creazione, è ciò che si ritrova nelle opere di Lidia Gobbati. L’artista lascia correre il pensiero, libero, senza costrizioni, nè confini determinati a priori, ed esso, seguendo fili imperscrutabili di ricordi, sensazioni, emozioni, suoni, colori, giunge ad un approdo, dapprima indecifrabile, confuso - come un lago avvolto dalla bruma - poi lentamente individuabile, riconoscibile e identificabile, sicuro. Il pensiero diventa traccia pittorica, si fa segno sulla tela, all’inizio solo intuito, appena abbozzato, poi più deciso, consapevole di sé e della propria forza, conscio della forma, dell’essere, del suo rivelarsi agli altri.
Opere che rappresentano forme reali, primarie e primordiali, giunte alla memoria richiamate da chissà quale nascosto luogo del cuore, attraverso chissà quale intimo e personale percorso interiore, traccia antica di forme ancestrali, di linee e curve perfette e infinite, indelebili e incancellabili dal dna umano, che un suono o un colore riportano di colpo alla memoria, chiedendo con forza di essere espresse sulla tela.

Queste opere, realizzate su basi in legno masonite, conservano tracce materiche del nucleo originario: dalla loro superficie emerge, tridimensionale, la forma dipinta. La sabbia mescolata a colle viniliche e gesso, la carta ruvida e retinica dei sarti, diventano strumento concreto per plasmare l’impronta generata dal pensiero, la forma tolta, rubata, o meglio, sottratta alla realtà, presente fisicamente nell’opera d’arte, qualcosa che sembra proiettarsi nello spazio verso lo spettatore.

Guardando, osservando le opere di Lidia Gobbati si sente reale, presente e concreta la materia pittorica. Si arriva attraverso essa a cogliere la forma originaria, il pensiero primo che ha generato l’opera: coinvolti da esso, lasciamo i nostri sensi interagire col dipinto, e avvolti dalla sua matericità, ne fruiamo appieno la bellezza.
 

 
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